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GRAZIE BANCHIERI!

FRANCOFORTE - La Banca Centrale Europea (BCE) ha annunciato una misura draconiana: non accetterà, come collaterale per emettere i suoi prestiti agli Stati europei (ex) sovrani, Buoni del Tesoro emessi da quegli Stati e classificati al disotto di «A-».
La misura pende anzitutto come una spada di Damocle sulla Grecia, i cui titoli del debito pubblico hanno un rating «A», poi sul Portogallo (AA-) e sull'Italia (AA- con tendenza «negativa»).
Dunque la Banca «europea» si affida ad agenzie di rating americane tipo Standard & Poors (sono loro che danno i voti), le quali non hanno nulla di obbiettivo - legate come sono all'ideologia e agli interessi finanziari speculativi USA - per giudicare la nostra affidabilità come debitori.
E la minaccia pregiudica in primo luogo proprio l'Italia.
I Buoni del Tesoro italiani sono quasi un terzo dei titoli trattati nella zona euro, grazie a Ciampi che decise di indebitare l'Italia con l'estero anzichè, come prima, con i suoi cittadini.
Se la BCE non accetterà più i nostri titoli, li renderà non negoziabili sul mercato.
I nostri tassi d'interesse schizzeranno alle stelle.
Forse per noi cittadini non tutto il male verrebbe per nuocere: ricominceremmo a comprare BOT redditizi, anzichè dilapidare i nostri risparmi in «investimenti consigliati» dai banchieri, tipo Parmalat o Argentina.

Ma «l'EIR Strategic Alert» ci segnala un altro scenario, non meno inquietante.
La BCE avrebbe fatto questo passo come prima fase di un progetto per arrivare a una Europa Monetaria «ristretta» a Francia, Germania (e Lussemburgo, Liechtenstein, ecc.), escludendo i Paesi meno virtuosi, come Italia, Grecia, Portogallo.
L'EIR prosegue: «questo della 'eurozona ristretta' è uno scenario messo a punto da ambienti oligarchici che intendono 'mantenere in vita l'euro dopo la sua morte'. Il trucco dovrebbe servire soprattutto a tenere la Germania entro una UME 'riformata e snellita' in modo tale da impedirle di liberarsi dalle pastoie di Maastricht e tornare così al marco tedesco, cioè capace di emettere s ovranamente il credito per lo sviluppo. Questo progetto ha i suoi principali sostenitori in Francia, soprattutto tra gli eredi di quel Mitterrand che volle impastoiare la Germania con l'euro, come prezzo per la riunificazione tedesca. In tale contesto, il 10 novembre, la BCE è intervenuta per bloccare la proposta di riforma della Banca d'Italia preparata dal governo, che comprende un trasferimento delle azioni della Banca Centrale, possedute dai privati, allo Stato. Il rappresentante della BCE Lorenzo Bini Smaghi ha annunciato che se la riforma della Banca d'Italia sarà approvata, la BCE farà ricorso alla Corte di Giustizia Europea in quanto la riforma violerebbe le regole di 'indipendenza' delle Banche Centrali».

Palesemente la BCE non vuole il controllo dello Stato nemmeno sulla spettrale Bankitalia: ciò che teme è la sovranità monetaria degli Stati, ed è decisa a ricorrere ad ogni mezzo, anche rovinoso, per mantenerci in riga.
La Banca d'Italia resterà perciò proprietà privata, delle banche controllanti-controllate (collegate alla «oligarchia») ma, piccolo particolare, gli stipendi di Bankitalia restano a carico nostro, ossia di noi contribuenti.
E sono stipendi enormi, come abbiamo appreso: un dipendente della nostra Banca Centrale prende in media (da noi) 153 mila dollari l'anno, contro i 91 mila dollari della Banca Centrale USA, la Federal Reserve.

Il monte-stipendi di Bankitalia è tra i più salati del mondo; ci costa 1.237 miliardi di dollari l'anno (oltre un miliardo di euro, 2.000 miliardi di lire), contro i 1,009 della Banca Centrale tedesca, e i 377 milioni (non miliardi) della Banca Centrale del Giappone.
La Federal Reserve costa di più (1,5 miliardi di dollari) ma ha parecchie responsabilità in più, e fra l'altro è una banca di emissione, cosa che la nostra inutile Bakitalia ha cessato di essere.

Ma gli stipendi dei nostri principi della banca «pubblica» e privata sono aumentati del 10% nell'ultimo anno.
C'è da chiedersi perchè dobbiamo pagare tantoi servizi che degli incompetenti rendono non al popolo italiano, ma alle oligarchie di cui sono servi?
Se li paghino gli oligarchi, i loro maggiordomi.


di Maurizio Blondet - L'Avvenire del 16/11/2005

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