Home Progetto Aggiornamenti Cronaca Articoli Forum Newsletter Contattaci Link

I Cinesi conquistano i nostri mercati - I Musulmani invadono le nostre città
Se anche tu preferisci morire combattendo, unisciti a noi



VENTOTTO MILIONI DI MORTI UNA STORIA DI “IMMIGRAZIONE”


Molti si scandalizzano per i milioni di morti fatti da Hitler o da Stalin, abituali capri espiatori di una tipica Natura Umana di cui spesso ci si vergogna.

Ora vi racconto cosa succede quando si gioca troppo allegramente con la fauna esotica, in questo caso scimmie Rhesus e Scimpanzé provenienti da Africa e Indocina.

Fino a 60 anni fa un terribile flagello sanitario aleggiava sul mondo occidentale, e non solo; la poliomielite. Una malattia orribile che infiammava il midollo spinale e rendeva paralizzati in modo più o meno devastante, spesso uccideva soffocando le vittime per blocco della muscolatura respiratoria. Molti vissero anni chiusi in cilindri chiamati polmoni d’acciaio. Le vittime erano perlopiù bambini.

Poi arrivò il vaccino, anzi, I vaccini. Il primo ad essere usato era il vaccino del dott Jonas Sulk, conteneva virus polio inattivato con la formalina. Si facevano ammalare scimmie, ne venivano prelevati i reni, fatti a fettine e coltivati in un brodo di coltura. Il tessuto veniva filtrato per togliere cellule di scimmia ed eventuali microbi. Rimaneva una acquetta contenente i virus polio provenienti dalla scimmia malata. NON SOLO IL VIRUS POLIO. Anche i virus tipicamente scimmieschi. Poi il bagno di formalina inattiva il virus polio, ma non tutti i virus sono sensibili alla formalina. Il tutto è diluito e suddiviso in dosi, che vengono iniettate. L’inattivazione formalinica è instabile, e alcuni virus possono riattivarsi. Quando questo accade anziché istruire l’organismo contro il virus lo si fa ammalare.

Il vaccino di Sulk per un po’ fu usato su milioni di bimbi americani, finchè un brutto giorno, 23 aprile 1955, una partita fatta male fece ammalare di polio 260 bambini. A parte il problema delle riattivazioni va enunciato che la formalina è cancerogena, e che piccole tracce di essa permangono nell’inoculo. Ma una cosa più grande venne fuori allora. Si scoprì un virus, detto Scimmia Virus 40 (SV40) a cui quasi tutte le scimmie sono positive, e che nei criceti provoca il cancro. Ebbene si diffuse il panico, perché lo SV40 era presente in tutti i vaccini usati da Sulk e da altri sviluppatori che usavano reni di scimmia. Trasmesso per errore un virus potenzialmente cancerogeno a milioni di persone. Il sollievo fu che poi si scoprì che SV40 è quasi innocuo per l’Uomo. Agisce solo da cofattore per soli alcuni tipi di tumore.

Il passaggio di SV40 è utile perché mostra come possibile il passaggio di virus non polio da scimmia a vaccino.

L’incidente dei 260 bambini spinse a cercare vaccini migliori. In due ci lavorarono, il dott Sabin e il dott Hillary Koprovsky. Entrambi fanno a meno della formalina ed entrambi sono ad assunzione orale, il metodo Koprovsky è basato sulla coltivazione di reni di scimmia. Hanno più stabilità del vaccino Sulk, ma su questo fronte il Sabin è più innovativo. Essi sono basati su virus non interi e quindi incapaci di riattivazione, salvo potenziale imperfezione in tale caratteristica. Anche il vaccino Sabin è contaminato con virus SV40.

Sabin da l’allarme dicendo pubblicamente che il vaccino Koprovsky è più instabile e contiene un VIRUS SCONOSCIUTO. Per queste ragioni il Sabin sarà preferito dalle autorità per sostituire il Sulk.

Per testarli sugli umani non è possibile eseguire le vaccinazioni in USA, perché la quota di immuni alla polio è ormai molto alta. Inoltre a Koprovsky viene intimato di smetterla con gli esperimenti sugli handicappati, come faceva precedentemente. Quindi i due si devono rivolgere all’estero, ancora poco immune alla Polio.

Sabin raggiunge accordi con l’Unione Sovietica, suo paese natale, per immunizzare sperimentalmente milioni di bambini in Kazakstan, Ucraina ed Estonia.

Koprovsky si rivolge alle autorità Belghe e inizia i suoi esperimenti in Congo, a Leopoldville, oggi Kinshasa.

Quaranta anni dopo, 1983, Luc Montagner individua l’agente di una misteriosa pandemia ormai diffusa ovunque. L’AIDS, o sindrome da immunodeficienza acquisita. Lavori successivi confermano la sua provenienza dalle scimmie, e le più fantasiose teorie si fanno avanti. Si parla di rapporti sessuali con scimmie, o della teoria del “cacciatore” ossia la mescolanza di sangue umano e scimmiesco durante la macellazione delle scimmie con armi da taglio.

Dopo altre ricerche si scopre che il primo sangue positivo all’HIV è quello di un campione africano del 1959, guarda caso da Leopoldville.

Tutti i primi casi di HIV appaiono un anno dopo negli stessi villaggi usati da Koprovsky per i test sull’antipolio. Solo il coraggio di due giornalisti, Tom Curtis e Edward Hooper, fece emergere la teoria della diffusione tramite il vaccino. Curtis intervista Sabin, Koprovsky, un responsabile dell’OMS, e altri addetti ai lavori. Tutti gli rispondono che “non è importante” indagare sulle origini della malattia, che è “più importante” cercare la cura.

La saccenza del mondo accademico e l’opportunità politica fecero si che la pubblicazione di tale teoria avvenisse su una rivista popolare e non su una rivista scientifica. Nella fattispecie nel marzo del 1992 su “Rolling Stones”. Il rigore giornalistico sulle fonti fu rispettato.

Hooper lavora 17 anni in Africa, raccogliendo centinaia di ore di intervista e migliaia di foto campioni, cartelle cliniche che testimoniano a favore della teoria di Tom Curtis. Raccoglie tutto in un libro di 1000 pagine nel 1999: “The river”. Rincara la dose dicendo che sarebbero state usate non semplici scimmie, ma Scimpanzé, ovvero le scimmie più prossime all’Uomo.

Il biologo Bill Hamilton che decise nel 2000 di andare in Africa sugli stessi siti esaminati da Hooper misteriosamente si ammala di malaria e muore. L’11 settembre dello stesso anno (un anno prima di “quell’altro”) una conferenza organizzata in onore di Hamilton pone Koprovsky in un faccia a faccia con Hooper di fronte a un pubblico di biologi. L’esito è che scelgono come buona la teoria del cacciatore.

Sostanzialmente gli indizi sono:

I virus scimmieschi possono passare nei vaccini preparati da scimmia ed è già accaduto almeno una volta (SV40) I villaggi africani usati negli esperimenti antipolio coincidono con le prime infezioni da HIV L’infezione in quegli anni rimane in Africa Il vaccino in quegli anni rimane in Africa. Perché il mondo intero scelse di usare i vaccini di Sabin. I villaggi Sovietici usati da Sabin non coincidono con le prime infezioni da HIV in Unione Sovietica Già Sabin parlava di “agente virale sconosciuto in campioni preparati da Koprovsky.

I morti non africani da AIDS hanno subito l’infezione a iniziare da persone africane emigrate prima che Luc Montagner individuasse la particella virale e le desse un nome.

ECCO CHI SONO I 28 MILIONI DI MORTI.

A nota di ciò vanno aggiunte alcune considerazioni.

Le riviste scientifiche, Science innanzitutto, snobbano di proposito una teoria che piace poco, solo perché scritta da un giornalista su una rivista popolare (l’unica che lo abbia accettato).

Ritenere poco importante cercare le origini potrebbe portare l’opinione pubblica, considerata stupida, a schierarsi contro le vaccinazioni, contro la scienza ecc. Trascurando che basta una corretta informazione, fatta con la dovuta calma, per avere una matura reazione della gente.

La teoria “del cacciatore” e pure quella dell’incontro sessuale scimmiesco hanno un punto debole: in Africa le scimmie si mangiano da secoli. Ma solo a partire dalla fine degli anni ’50 appare l’infezione. Come mai?

La coltivazione di reni di scimmia inoltre è da tempo obsoleta. Oggi con le biotecnologie è possibile PREPARARE SINTETICAMENTE proteine virali, senza allevare scimmie, ma tuttavia il metodo dei reni di scimmia non è ancora stato bandito. Le compagnie farmaceutiche dicono che i costi per smantellare un processo industriale collaudato e standardizzato, seppur obsoleto, sono eccessivi per passare ai nuovi sistemi. NO COMMENT.

Max Loda